BLACK MONKEY: NESSUNA MAFIA, SOLO UN GRUPPO DI “BIRICHINI”

La sentenza della corte di appello di ieri di Bologna ribalta l’esito processuale di “Black Monkey”: per i giudici non è associazione mafiosa come lo era stato in primo grado. E, di conseguenza, anche le pene annesse vengono di molto riviste e rimisurate. Ne escono puliti i colletti bianchi con l’assoluzione piena del commercialista Ettore Negrini. Non ne escono puliti i Femia e altri esponenti della combriccola: 16 anni al padre di famiglia “Rocco”, 10 anni al figliolo e 5 anni alla figliola (oltre a 7 anni all’ex suo compagno).

Ha vinto probabilmente la linea e strategia difensiva degli imputati volta a dimostrare l’assenza di una associazione mafiosa in Romagna accentrando grandi responsabilità sul vecchio “Rocco” per salvaguardare le nuove leve di famiglia. In questi mesi siamo sempre stati cauti sul suo “pentimento” (termine giornalistico che sarebbe da abolire) proprio perché dai suoi racconti non era emerso nulla di nuovo sui fatti recenti. E la sua collaborazione partiva, dal suo punto di vista, da un fatto chiaro: a quindici anni il primo omicidio, uomo di fiducia dei Mazzaferro, ma mai entrato ufficialmente in quella ‘ndrina, cioè mai stato un maffioso come direbbe lui. Ma queste sono ipotesi a caldo di chi, come noi, da anni segue il tema. Saranno poi le motivazioni della sentenza di ieri a chiarire cosa non si è riusciti a dimostrare in sede processuale per confermare il 416bis.

Resta una sentenza che dimostra chiaramente una cosa: dimostrare, fino alla sentenza di Cassazione, l’esistenza di un gruppo mafioso attivo in Regione è fatto più unico che raro.
Restano però anche i fatti: la famiglia Femia e combriccola non operava come associazione mafiosa, ma come associazione semplice, ed è stato riconosciuto il metodo mafioso. E da lì è necessario ripartire, dallo stesso racconto delle problematiche connesse al settore del gioco d’azzardo, settore sempre in crescita. Sappiamo che parlare di mafia, e anche di azzardo, non è più di moda.

Ecco, se c’è una cosa che potrebbe spaesare più della sentenza, sarebbe sentire un timoroso silenzio sul tema da parte di associazioni e istituzioni. Questo sì, sarebbe grave e un salto indietro di 10 anni.

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