pubblicato su “Affari italiani” il 08/07/2020

Uno spaccato inquietante di come i ricchi profitti della ‘Ndrangheta siano in grado di affluire nella grande finanza internazionale, rendendo la mafia un attore importante dell’economia non solo sommersa. Emerge da un’inchiesta, resa in parte pubblica dalla testata britannica Financial Times, come i proventi della ‘Ndrangheta siano in grado di prendere la via dei mercati finanziari.

L’anticipazione fornita dal giornale economico fa riferimento al particolare caso delle obbligazioni, in parte detenute da imprese legate alla mafia calabrese, dal valore di un miliardo di euro, offerte agli investitori da Banca Generali tra il 2015 e il 2019.

Ricavati da fatture non pagate del Sistema Sanitario Nazionale verso aziende che hanno fornito servizi medici, i bond in questione generano un tasso d’interesse, che li rende intriganti veicoli finanziari. Impacchettati con altri asset, questi emettono bond basati sull’atteso cash flow del pagamento futuro delle fatture stesse da parte della pubblica amministrazione.

A rendere le operazioni analizzate illecite di alcuni di questi asset, sarebbe il legame di alcune aziende poste sotto il controllo di clan della ‘Ndrangheta.

La Banca Generali e la CFE (Banca d’affari con base a Ginevra che ha costruito il veicolo che poi ha venduto i bond agli investitori, tra cui Banca Generali) hanno negato di essere a aconoscenza dei problemi con gli asset alla base dei bond.

Per il momento non fornisce commenti EY, l’ente di consulenza per la contabilità. Secondo Europol, il giro d’affari della ‘Ndrangheta – gestito dai diversi clan autonomi, quindi senza un’istituzione centralizzata – si aggira attorno a 44 miliardi di euro l’anno, rendendola la più temibile organizzazione criminale del mondo occidentale.

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