Mafie ‘Ndrangheta, studio Bankitalia: “Infiltrazioni al Nord frenano l’occupazione. Calo del 28% tra 1971 e 2011 nei Comuni più colpiti”

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 11 ottobre 2019.

Incrociando tre banche dati è stato creato un modello che ripercorre le attività ‘ndranghetiste nella parte centro-settentrionale del Paese. Le aziende in cui entra la criminalità organizzata hanno maggiori probabilità di uscire dal mercato e anche se all’inizio vedono aumentare i ricavi nel lungo periodo hanno un impatto negativo sulla crescita locale.

La mafia non dà lavoro. Nei Comuni del Centro Nord le cui imprese sono state infiltrate dalla ‘ndrangheta l’occupazione è calata del 28% tra 1971 e 2011. È quanto emerge dal working paper Gli effetti reali della ‘ndrangheta sull’economia reale: evidenze a livello d’impresa, dei ricercatori di Bankitalia Litterio Mirenda, Sauro Mocetti and Lucia Rizzica. Si tratta del primo studio che cerca di ricostruire gli effetti di lungo termine determinati dalla criminalità organizzata sulla produzione dei territori in cui questa si infiltra, escludendo quelli di provenienza. La ‘ndrangheta è il soggetto più adatto per un’analisi del genere perché, secondo Transcrime, solo il 23% dei suoi ricavi annuali stimati fra i 3 e i 4 miliardi di euro è realizzato in Calabria, a differenza di quanto succede per camorra e Cosa nostra che in Campania e in Sicilia hanno ricavi superiori al 60% del totale. La maggior parte del business ‘ndranghetista, quindi, è altrove (Centro Nord, ma anche il resto d’Europa): narcotraffico internazionale, manipolazione di appalti pubblici, estorsioni, gioco d’azzardo.

Lo studio è stato svolto partendo da tre tipologie di banche dati: il data service dei conti aziendali (Company Account Data Service), che contiene tutte le informazioni dei bilanci di tutte le società in Italia dal 2000 al 2016, i dati di Infocamere, cioè tutti i nomi e i codici fiscali di proprietari e direttori delle aziende italiane, e il report sulla presenza della criminalità organizzata al Centro Nord che indica quali clan mafiosi sono stati trovati, negli anni, a svolgere business in quelle aree. Questi livelli di banche dati sono stati combinati per tracciare un modello (binary proxy) delle infiltrazioni ‘ndranghetiste. Combinando i dati su proprietà e governance con informazioni giudiziarie e investigative sulle famiglie di ‘ndrangheta, gli studiosi hanno identificato le imprese del Centro nord i cui proprietari e manager condividono cognome e area di origine tipici della ‘ndrangheta, “una misura della probabilità che l’impresa sia infiltrata”.

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