Pubblicato su iltirreno.it il 14 febbraio 2017.

PRATO. Le cosche mafiose – ’ndragheta, cosa nostra, camorra – «non hanno articolazione locali di controllo sul territorio» ma Prato e la Toscana non sono immuni: sono presenti esponenti delle cosche tradizionali «e la loro attività si connota attraverso l’attività di “ripulitura” di capitali illeciti con investimenti nelle imprese lecite, spesso ricorrendo a prestanomi». E’ quanto affermato dal procuratore generale di Firenze Marcello Viola durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario e recepito nella relazione del ministero degli Interni sull’attività della Direzione investigativa antimafia del primo semestre 2016, relazione presentata, nei giorni scorsi, al Senato.

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